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Comunicazione

Il terziario in Veneto nel periodo del lockdown

Effetto Covid-19: calano le imprese, crescono i servizi.
 
Stabile il numero degli imprenditori (400 mila), ma invecchiano sempre di più.
 
Significativa contrazione dell’occupazione, con un calo delle assunzioni di lavoro dipendente; crescono i contratti a tempo indeterminato e lo staff leasing, mentre si riducono i tempi determinati, l’apprendistato e la somministrazione a tempo determinato.
 
 
Minello: “Imprese chiamate a cambiare. Recupero possibile solo nella seconda parte del 2021”.
 
Bertin: “Difficoltà a creare nuovo lavoro, invertire la tendenza sull’età degli imprenditori”.
 
 
 
(Venezia, 16 ottobre 2020) – Il Centro Studi trevigiano EbiComLab ha elaborato per conto di Confcommercio Veneto i dati sullo “stato di salute” del settore Terziario in Veneto. Di seguito, la fotografia della situazione nel primo semestre dell’anno in corso, con particolare riguardo ai contraccolpi generati dall’emergenza sanitaria per Covid-19.
 
 
Cosa è successo nei primi sei mesi di quest’anno?
 
Durante il lockdown, le imprese del terziario regionale calano complessivamente di 311 (-0,1%) unità locali: -1.191 nel commercio (-1%) e -147 nel turismo (-0,3%); mentre i servizi aumentano di +1.027 unità locali (+0,7%). L’effetto Covid appare più evidente nel settore commerciale del “Moda-Fashion” (-2,3%), in quello turistico delle “Agenzie di viaggi e tour operator” (-1,9%) e della “Ristorazione” (-0,6%). Tra i servizi, crescono le attività dei “Servizi di pulizia” (+3,7%), di “Ricerca e sviluppo” (+3,1%) e gli “Istituti di mediazione creditizia” (+2,2%). Al 30 giugno 2020, gli imprenditori attivi sono 400.239 (+0,2% rispetto al 31 dicembre 2019) nel territorio regionale. Nonostante il lieve aumento registrato da inizio anno, il tessuto imprenditoriale del Veneto continua ad invecchiare: anche in questo semestre, crescono solo gli imprenditori dai 50 anni in su (+4,1%), mentre sono nuovamente in calo i giovani under 30 (-11,7%). Nel primo semestre di quest’anno, le assunzioni di lavoro dipendente diminuiscono del -39,6%. Al 30 giugno, si registra un saldo occupazionale di -8.705 posti di lavoro (commercio +400, turismo +4.720, servizi -13.825), rispetto ai +52.290 del primo semestre 2019. Nonostante il bilancio positivo del tempo indeterminato (+11.015) e dello staff leasing (+840), le forme più flessibili si riducono ancora: tempo determinato (-18.180); apprendistato (-90); somministrato a tempo determinato (-2.290).
 
 
La pandemia, i cambiamenti in atto e le sfide per il futuro.
 
La sfida lanciata da Covid-19 alla società e all’economia regionali ha avuto l’effetto di arrestare la crescita del terziario, colpendo soprattutto il turismo e il commercio, mentre il buon andamento dei servizi alla persona e alle imprese ha consentito il contenimento delle perdite – commenta Alessandro Minello, coordinatore scientifico EBiComLab – L’effetto definitivo, su base annua, è ancora incerto, ma difficilmente si potrà recuperare la contrazione delle unità locali e delle assunzioni. Un recupero, anche alla luce dei dati recenti che certificano un preoccupante ritorno del virus, si potrà avere probabilmente solo nella seconda metà del 2021”.
 
Minello sottolinea quali sono le sfide che la pandemia ha aperto: “Molti processi che erano già in atto hanno avuto una forte accelerazione, altri sono cambiati definitivamente – sottolinea – Si evidenzia una duplice tendenza: da una parte la crescita del mercato online (prossimità informatica), dall’altra il recupero del servizio di prossimità territoriale (prossimità geografica). Queste due prossimità, coltivate e integrate in nuove formule imprenditoriali, possono essere non più antagoniste, ma sempre di più sinergiche”.
 
Il capitale umano e la formazione saranno ancora più importanti che in passato. “È il nuovo capitale umano che stimolerà l’innovazione, che farà aumentare la produttività, che governerà i processi produttivi, che favorirà la trasformazione delle idee in progetti di sviluppo – conclude Minello – Serve stimolare e supportare un forte processo di adattamento competitivo delle imprese terziarie, volto ad affrontare la sfida del cambiamento in atto e avviare un nuovo percorso di sviluppo”.
 
 
 
Situazione in evoluzione, con prospettive incerte.
 
“Il report – dichiara il presidente di Confcommercio Veneto Patrizio Bertin – è una fotografia “mossa”, nel senso che i dati relativi al terziario nel Veneto, si riferiscono al primo semestre, ovvero a una fase dell’evoluzione dell’economia che aveva appena cominciato a confrontarsi con la pandemia. Un quadro più veritiero sarà possibile a fine anno, ma comunque già adesso alcune situazioni appaiono delineate: è il caso dell’occupazione che vede le forme più flessibili in netto regresso a dimostrazione di una assodata difficoltà a creare nuovo lavoro soprattutto in quei settori, turismo e moda in primis, che tradizionalmente assorbono forza lavoro”.
 
“C’è poi – analizza Bertin un fattore che deve preoccuparci: l’aumento dell’età dei nostri imprenditori dovuto ad almeno tre fattori: la resilienza di chi è sul mercato da tempo e dunque può disporre di una base economica e di una clientela più solide, ma deve comunque raggiungere l’età della pensione; il mancato appeal dell’attività autonoma vista come l’attraversamento di una giungla burocratica; l’uscita dal mercato di quanti, avviata l’attività da poco tempo, hanno dovuto subire l’onda assassina del Covid. Occorre invertire la tendenza”.

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